Agnelli tra i lupi

Ha scritto Alessia Niccolucci, il

agnelli-lupiEsisitono vari tipi di aggressione. Una di queste è senza dubbio la critica, il giudizio di qualcosa che si è detto, fatto, indossato, pensato. E la nostra sorpresa è per chi aggredisce quel che per il lupo è l’odore del sangue. Ma difendersi è possibile.
È difficile trovare qualcuno che, una volta saputo qualcosa di noi, non abbia qualcosa da dire. Un consiglio, certamente in buona fede, un suggerimento spesso poco utile ma che a volte ricerchiamo per sentirci confortati, un commento, un paragone con altre situazioni vissute o ricordate. Si pensa che stare in silenzio sia segno di poca partecipazione, quando invece sono quasi sempre le parole a essere superflue. Ma poi c’è anche chi non riesce mai a frenarsi e non risparmia appunti sui nostri presunti sbagli, sulle ingenuità, sulle incertezze che avremmo commesso, o che non elargisca critiche a iosa senza che nessuno gliel’abbia richiesto. L’ipercritico è un personaggio temibile e averlo tra i propri amici o conoscenti è un problema.

C’è chi racconta un proprio disagio, e subito qualcuno gli “spiega” che la colpa è sua perché non ha saputo gestire una tal situazione. C’è la coppia con bambini che, a un ritrovo con altre famiglie, si sente dire che non sa educare bene i figli, che è troppo protettiva o troppo permissiva. C’è la famiglia ospitale e aperta agli altri che si vede messa sotto accusa perché ha mancato in qualcosa oppure diventa oggetto di pettegolezzi antipatici. Ma perché questo capita solo ad alcuni, mentre altri ne sembrano immuni? Non c’è dubbio che, se ad alcuni capita di essere costantemente subissati da pareri invasivi, qualcosa non sta funzionando.

Sicuramente vi è, da parte di alcuni, un atteggiamento di eccessiva apertura, un esporsi troppo. La nostra buona fede non deve diventare ingenuità. In buona fede si raccontano i fatti propri ipotizzando che, dall’altra parte, ci siano persone in grado di trattarli con lo stesso rispetto con cui li tratteremmo noi. Qui l’errore consiste nel proiettare sugli altri la nostra etica e la capacità di non esprimere giudizi quando non è il momento. È un’ingenuità, perché ci è già successo di essere “colpiti” ma sembra che ce ne dimentichiamo ogni volta. In altri casi invece la cosa è purtroppo al limite dell’inspiegabile, ma tant’è: non ci esponiamo, ma gli altri si sentono in diritto di emettere le loro sentenze e di dirci quello che dovremmo fare. A volte non si può neanche dire che si va a fare una visita da un medico, perché subito ci viene consigliato un medico migliore, il che significa che la nostra scelta era peggiore.

Siamo come gli agnelli tra i lupi. Una sorta di “massima” che si sente dire è: “occorre attaccare per primi”: in un mondo in cui tutti giudicano – e non è leggenda: se non giudichi per primo verrai giudicato. Se non metti sotto l’altro, l’altro mette sotto te. È una sorta di “homo homini lupus” (cioè “l’uomo è lupo verso l’altro uomo”, concetto espresso tre secoli fa dal filosofo Thomas Hobbes) aggiornato ai nostri tempi. Ma noi non possiamo snaturarci e regredire a questo livello: se non siamo lupi, non dobbiamo fingere di esserlo. Quello però che possiamo fare è essere adulti ben centrati su se stessi e capaci di difendere la propria privacy. Quel che manca, a tutti coloro che vengono “azzannati” dai giudizi altrui, è l’immediatezza della risposta, la prontezza nel rimettere queste persone al loro posto.

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L’ipercritico cerca il conflitto anche quando non serve poichè spesso è carico di delusioni; la sua “battaglia” mina i rapporti sociali, ma cambiare è possibile, se si comincia ad accettarsi. In realtà spesso, la critica degli altri serve agli ipercritici ad accettare o a difendere se stessi.
Ma difendersi da chi? Da che cosa?
Dall’ipercriticità con cui giuducano anche se stessi, le proprie frustrazioni o fallimenti o mancanze. Vedere qualcuno che col suo modo d’essere ci ricorda quel che non abbiamo ottenuto. Lo spirito ipercritico è energia vitale che non riesce a convogliarsi in modo e forme costruttive. Per sbloccare la situazione non serve reprimere a stento la rabbia ma sviluppare una o più passioni, in qualsiasi ambito, nel quale la creatività personale possa fluire. Ciò ti renderà più sereno nell’affermare in modo più maturo le tue vere, eventuali contrarietà.

L’atteggiamento polemico può nascondere una forte insoddisfazione per la propria vita attuale. Chi è felice infatti non ha alcun bisogno di polemizzare. Non cercare perciò risarcimenti in discussioni estenuanti, non perdere tempo a puntualizzare, ma concentrati su te stesso, sui tuoi desideri e su un migliore stile di vita.

Gli ipercritici alla lunga logorano amicizie e relazioni sociali altrui; suscitano reazioni aggressive, tensione, tendenza a mentire e a evitare; rendono inconcludente ed estenuante ogni discussione; accrescono nel tempo il proprio senso di frustrazione.

E non senpre lo fanno inconsciamente.

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Alessia Niccolucci Sono una scrittrice e un'insegnante
Scrivo romanzi, poesie, articoli da sempre e insegno a Roma. Ma considero la mia casa la Toscana da dove provengo. Vorrei dire di più ma è già tutto sul mio sito.
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