Il Paradiso perduto dei Comizi d’Amore di Pasolini

Ha scritto Alessia Niccolucci, il

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Nel 1963 Pier Paolo Pasolini e il produttore Alfredo Bini devono girare l’Italia per trovare luogo e volti per il nuovo film del regista friulano: il Vangelo secondo Matteo. Ma Pasolini da un po di tempo ha un chiodo fisso: conoscere le opinioni degli italiani sulla sessualità, l’amore e il buon costume e vedere come sia cambiata negli ultimi anni la morale del suo paese. Si stabilisce quindi di unire le due cose e Pasolini entra in campo, microfono alla mano, per parlare con gli italiani di invertiti, di prima volta, di prostitute e di divorzio.

Si alternano alle interviste fatte nelle borgate o nelle campagne italiane, all’uscita delle fabbriche o nelle spiagge di Ostia o dei Navigli milanesi, quelle fatte dall’autore, con le medesime domande, agli intellettuali del suo tempo: Moravia, Ungaretti, Passutti, Oriana Fallaci e via dicendo che discettano di morale, di scandalo, di pudore, di prostitute e della parità tra uomo e donna dell’Italia degli anni ’60.

Sorprende e commuove agli occhi del contemporaneo del secondo millennio, abusato dalla smodatezza pornografica dei media e dell’azzeramento dell’essere umano a pezzo di carne criocongelabile e siliconabile purchè sessualmente attivo a 360° sin quando sia in vita, come i semplici ragionamenti delle donne dello Zen di Palermo e degli adolescenti in costume di Ostia sembrino molto più onesti e saggi degli sfregolamenti intellettualistici di Moravia o della Fallaci i quali, sebbene ammirevoli pensatori di per sé, risultano, come è normale che sia, lontani anni luce dall’Affetto e dall’Amore e dalla Passione giovanile, ossia dal nocciolo di quello che Pasolini chiama problema del sesso.
Ma il sesso è un problema solo per chi ne fa un’ideologia o una perversione poiché, come per tutti i piaceri della vita, se ne gode solo se ne non ci domina: nella mente perchè ne abbiamo letto molto e capito poco, nel corpo perchè lo usiamo come una droga che ci sfami.

La scena finale con i due sposi proletari che si uniscono in matrimonio come un Renzo e una Lucia moderni e con la voce fuori campo dell’autore che ne deride e ne compatisce la sorte, mette in luce tutto lo snobismo dell’intellettuale delle classi alte, ma anche la malcelata invidia di chi sa di essere stato escluso da quell’Eden primigenio, perdendo per sempre un’innocenza e una felicità possibili sulla Terra. Un Eden che cercò appassionatamente di lì a poco, di recuperare nel suo Gesù de Il vangelo Secondo Matteo, “forse la migliore opera su Gesù della storia del cinema”.

Comizi d’Amore (PPP)

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Alessia Niccolucci Sono una scrittrice e un'insegnante
Scrivo romanzi, poesie, articoli da sempre e insegno a Roma. Ma considero la mia casa la Toscana da dove provengo. Vorrei dire di più ma è già tutto sul mio sito.
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