Il teatro pirandelliano

Ha scritto Alessia Niccolucci, il

Cosi-e-se-vi-pare
Il teatro pirandelliano è l’espressione più alta della poetica dell’autore siciliano, la cui vita e operazione letteraria possiamo riassumere in uno schema.
Una visione d’insieme dell’autore

Il primo Pirandello invece lo troviamo sineticamente concentrato nel suo saggio sull’Umorismo
Il saggio sull’Umorismo

Invece è nel tatro, come si diceva che il piandello più matiro si esprime appieno: in particolare i I sei personaggi in cerca d’autore e Enrico IV sono tra le sue rappresentazione drammatiche più centrate e famose, oltre ad esser ele più citate. E’ il metateatro che si rappresenta da sé.

Teatro nel Teatro: i 6 personaggi e Enrico IV

Così è se vi pare invece è senz’altro il dramma tragicomico che più denuda le maschere dinnanzi all’occhi impietoso dello spettatore: i vizi e le virtù socialmente convenienti del mondo borghese, la impietosa critica dellachiacchiera come metodo di inclusione ed esclusione sociali sono qui i temi centrali della trama.

Una delle opere più significative dello scrittore e poeta italiano Luigi Pirandello è “Così è (se vi pare)”. La trama è ambientata agli inizi del Novecento ed è tratta dalla novella “La signora Frola e il Signor Ponza suo genero”, in un periodo in cui decadono gli ideali borghesi. La prima rappresentazione a teatro risale al 18 giugno 1917 (presso il Teatro Olimpia di Milano).

Trama

L’opera di Pirandello inizia con l’arrivo in una cittadina di provincia di una strana famiglia che suscita i pettegolezzi degli abitanti del paese e che scampa miracolosamente al terribile terremoto della Marsica. Si tratta del Signor Ponza e della suocera, la Signora Frola, e della moglie del signor Ponza, mai avvistata veramente da nessuno, ma comunque sulla bocca di tutti. Il trio viene così trascinato nei vari pettegolezzi sorti in paese. Il Signor Ponza e la sua coniuge vivono in periferia, mentre la Signora Frola vive in un’abitazione sita in centro città.

Corre voce che il Signor Ponza sia raffigurato come un “mostro” che impedisce alla Signora Frola di vedere la figlia tenuta chiusa a chiave nella propria abitazione. Nessuno, in paese, riesce a spiegarsi il perché. Alla discussione prendono parte, in fase iniziale, la Signora Amalia Agazzi, sua figlia Dina e il fratello Lamberto Laudisi, ma in seguito una schiera di amici si ritrova nel salotto di casa Agazzi per tentare di risolvere la questione e scovare la verità su questa strana famigliola. Solo il cognato Laudisi difende a spada tratta i nuovi arrivati, dichiarando l’impossibilità di conoscere realmente gli altri e, più in generale, di comprendere la verità assoluta.

Nel tentativo di risolvere l’enigma, il consigliere Agazzi organizza addirittura delle ricerche in Prefettura per cercare dei documenti che possano testimoniare a favore del Signor Ponza o della Signora Frola, ma ogni documento è andato distrutto durante il terremoto; infine, esausto della situazione, programma un incontro tra suocera e genero, ma ne derivano solo scene di concitata violenza. Vengono quindi interrogati la Signora Frola e il Signor Ponza ma con scarsi risultati e generando un’ulteriore confusione tra i presenti alla discussione. La Signora Frola si giustifica all’interrogatorio, affermando che suo genero è pazzo e crede di essere rimasto vedovo e di essersi risposato con un’altra donna che non avrebbe nessuna parentela con lei; dall’altra parte, il Signor Ponza sventola ai quattro venti la pazzia della suocera.

La Signora Frola sarebbe impazzita a causa della perdita della figlia Lina, sua prima moglie, e attualmente sarebbe convinta che Giulia (la sua seconda moglie) sia la sua attuale figlia, purtroppo scomparsa prematuramente. Per questo motivo, i due coniugi avrebbero messo in atto una serie di precauzioni per tener viva l’illusione nella donna. Le due versioni contrastanti generano ancora più confusione. Non resta allora che interrogare la Signora Ponza.

Così è (se vi pare): il finale

Nell’ultimo atto, dopo una vana ricerca di prove certe tra i superstiti del terremoto, a casa di Agazzi arriva la moglie del Signor Ponza, l’unica in grado di risolvere l’enigma, nel tentativo estremo di far conoscere a tutti la verità. Ma anche la Signora Ponza genera confusione: con il viso coperto da un velo nero, ribadisce di essere al contempo sia la figlia della Signora Frola che la seconda moglie del Signor Ponza, lasciando tutti nello sconcerto e affermando di non essere nessuna: “Io sono colei che mi si crede“, non svelando a nessuno la sua vera identità.

In ultimo interviene Lamberto Laudisi che, dopo una sonora risata che lascia tutti attoniti, con uno sguardo di sfida derisoria nei confronti di tutti i presenti, chiude la scena con la seguente frase: “Ed ecco, o signori, come parla la verità! Siete contenti?“, lasciando ancora l’enigma irrisolto.
Analisi

Il lavoro di Luigi Pirandello si ispira ad un tema molto caro al poeta: l’inconoscibilità del reale, di cui ognuno può dare una propria interpretazione che può non coincidere con quella degli altri. È impossibile riconoscere la verità assoluta, che è ben rappresentata dal personaggio Laudisi. Secondo Pirandello e Laudisi, non esiste un’unica forma di verità.

La realtà viene percepita da ciascuno in modo diverso, generando così un relativismo delle forme, delle convenzioni e dell’esteriorità. Il relativismo conoscitivo e psicologico su cui fonda il suo pensiero si scontra con il conseguente problema della mancanza di comunicazione tra gli uomini: poiché ogni persona ha un proprio modo di vedere la realtà, non esiste un’unica realtà oggettiva, ma tante realtà quante sono le persone che credono di possederla e dunque ognuno ha una propria “verità”.

La commedia è divisa in tre atti, articolati a loro volta in sei scene il primo e nove i restanti. Nella sua opera teatrale, Pirandello fa riferimento al terremoto della Marsica veramente avvenuto nel 1915, durante il quale sarebbero morti tutti i parenti della Signora Frola. Rimane ancora nella mente dello scrittore il paese raso al suolo che evoca ricordi spiacevoli.

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Alessia Niccolucci Sono una scrittrice e un'insegnante
Scrivo romanzi, poesie, articoli da sempre e insegno a Roma. Ma considero la mia casa la Toscana da dove provengo. Vorrei dire di più ma è già tutto sul mio sito.
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