Pasolini e le donne

Ha scritto Alessia Niccolucci, il

117200-mdNel 1961 esce il primo discusso film di Pasolini Accattone, la storia di una delle tante borgate del dopoguerra romano dove in scena vengono messi i nuovi schiavi del proletariato urbano, le baracche e la miseria, la prostituzione e quella bella gioventù che invece di lavorare preferisce rubacchiare, vendere se stessa o le proprie donne da cui si fa mantenere. Belli, giovani, liberi e sfacciati questi ragazzi, tutti alti e robusti come dei guerrieri antichi, tutti allergici alle regole e tutti infelicemente bambini. “morirò prima che abbiano il sangue mio” dice Accattone in una scena, rifiutando la fatica come mezzo di sostentamento per sé e per la sua nuova donna, una minorenne figlia della guerra, come si diceva allora dei ragazzi nati dalle donne di vita che se la facevano coi soldati durante l’occupazione.
Ossa fraciche li chiamano i loro coetanei che andavano a faticare per mantenere la famiglia: eppure agli occhi dell’autore, che usa non attori ma veri protagonisti delle borgate romane che interpretassero se stessi e che erano gli amici, gli amanti del Pasolini notturno, quello che non frequentava intellettuali e salotti, ma quello che preferiva i ragazzi imberbi e che facevano la vita, i giovani prostituti delle borgate di Ostia e del Pigneto, questi ragazzi appaiono dei nuovi eroi di una Iliade post bellica, non combattuta dai principi e dai re, ma dai ragazzi di vita appunto, contro la morale borghese che li avrebbe voluti padri e lavoratori assennati.

E le Donne? Dove solo le donne in Pasolini? Dove è la bella e dissennata Elena, la fedele e coraggiosa Penelope, la maga Circe, la dolce Nausicaa, la possessiva Calipso? Dove sono finite le donne?

Eccole lì: riappaiono trasfigurate dai tempi moderni forse o più probabilmente dagli occhi di Pasolini stesso, occhi di chi non poteva amarle, ma solo conviverci, sopportarne la presenza, osservarle muoversi senza desiderarne l’essenza, senza ammirarne i corpi o la mente o il coraggio in quanto non uomini.

Appare la prostituta che tradisce il primo pappone per andare con un altro uomo che la sfrutta e che deve mantenere e per proteggere il quale finisce in carcere; appare la madre di famiglia, piccola e dolce come una bambina, ingenua e madre precoce di una nidiata di bimbetti col padre in galera e incapace di provvedere autonomamente a se stessa e ai figli, dipendente per impotenza dalla misericordia d’altri; appaiono le prostitute, sfatte e senza vergogna che si vendono per pigrizia o per potersi comperare vestiti e gioielli, abbandonate da se stesse negli angoli bui dei crocevia come scarti o immondizia gettata via di nascosto dal mondo; appaiono le operaie delle discariche, povere e malpagate che lavorano come le schiave di una guerra persa da qualcun altro per un padrone che non si vede e che di certo donna non è: costrette a portarsi i lattanti in mezzo alle immondizie per lavorare e allattare i figli, sempre maschi, di qualche uomo che non appare sulla scena; appare la moglie abbandonata, costretta a lavorare, a farsi carico dei figli di un marito pigro e indecente che deruba della catenina il figlio con la scusa di chiedergli un ultimo bacio, difesa e protetta dal padre e dal fratello, da altri uomini insomma, perchè sebbene orgogliosa e forte, sempre e solo una donna rimane. E appare infine la donna angelo: l’essere etereo e puro, ingenuo e pulito sebbene parte anch’essa della miseria e della sporcizia del suo mondo, ma che, per una strana alchimia, non vi si sporca né vi si mischia.

Le donne in Pasolini sono o madri infelici o mogli abbandonate o prostitute o angeli, ma donne mai, mai. A loro non è dato l’onore delle armi riconosciuto agli uomini, né la loro prestanza fisica, la loro forza, la loro vitalità. Sono esseri spenti e di contorno; come i loro bambini: mocciosi abbamdonati da padri lontani, cuccioli tra le immondizie, che diverranno visibili agli occhi dell’autore solo se e quando, diverranno giovani leoni da arruolare.

Come negli affreschi delle chiese, le donne sono quelle masse adoranti o imploranti di contorno alla figura sacra che enorme e lucente nella sua forte e splendente fisicità è posta al centro, santificata da chi l’ha trasfigurata e ingigantita con la sua arte. Sono la massa grigia, i dannati o le anime purganti o quelle beate, ma mai protagoniste della storia.

Sarà per questo forse, che il sottoproletariato rimane il soggetto preferito dei suoi lavori, laddove chi fisicamente è più debole soccombe, contariamente a quanto accade nelle società più evolute del mondo.

“..la società dei consumi ha “integrato” e omologato anche i sottoproletari, le loro abitudini, i loro corpi. Ergo, il mondo rappresentato in Accattone è finito per sempre.” (P.P. Pasolini)

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Alessia Niccolucci Sono una scrittrice e un'insegnante
Scrivo romanzi, poesie, articoli da sempre e insegno a Roma. Ma considero la mia casa la Toscana da dove provengo. Vorrei dire di più ma è già tutto sul mio sito.
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