Scegliere il sesso del nascituro
Come scegliere il sesso del nascituro? Facendolo naturalmente, senza strane e futuristiche manipolazioni genetiche? Già alcuni in passato avevano notato che i secoli delle grandi guerre erano stati anche quelli della preponderanza di uomini rispetto alla popolazione femminile, mentre d’altro canto, i periodi di pace avevano previlegiato la popolazione femminile, maggiormente atta alla cura e alla tutela della casa e della vita.
E’ di oggi però, un recente studio che pare abbia scoperto che i mammiferi sono in grado di alterare il tasso fra maschi e femmine nella propria prole, in modo che il sesso del nascituro non sia mero frutto del caso. I risultati di questo studio, condotto da ricercatori dello Stanford University Medical Center e pubblicati sulla rivista “PLoS ONE”, sembrano spezzare una lancia a favore di questa ipotesi. Alcuni esempi notevoli di manipolazione del rapporto tra i sessi nella prole sono già stati documentati nel mondo degli insetti, come nella mosca gialla (Scathophaga stercoraria), che raccogliere lo sperma di diversi compagni conservandolo in differenti spermateche, per scegliere poi in modo selettivo gli spermatozoi ] I mammiferi sono in grado di alterare il tasso fra maschi e femmine nella propria prole, in modo che il sesso del nascituro non sia mero frutto del caso? I risultati di uno studio condotto da ricercatori dello Stanford University Medical Center, pubblicati sulla rivista “PLoS ONE”, sembrano spezzare una lancia a favore di questa ipotesi.

Alcuni esempi notevoli di manipolazione del rapporto tra i sessi nella prole sono già stati documentati nel mondo degli insetti, come nella mosca gialla (Scathophaga stercoraria), che raccogliere lo sperma di diversi compagni conservandolo in differenti spermateche, per scegliere poi in modo selettivo gli spermatozoi “migliori”.
Ma finora per quanto riguarda gli animali superiori l’ipotesi, avanzata per la prima volta nel 1973 da Robert Trivers e Dan Willard, aveva un carattere marcatamente speculativo, potendo contare solo su osservazioni sporadiche. Secondo questa ipotesi, genitori in buone condizioni e in posizione dominante potrebbero investire di più nella produzione di figli maschi che, grazie alla maggior forza e peso sociale, potrebbero competere meglio per l’accoppiamento e avere più figli. Al contrario, le madri in cattive condizioni starebbero sul sicuro, producendo più figlie, la cui produttività è fisiologicamente limitata.
I mammiferi possono determinare il sesso della prole?
Uno studio sui cervi selvatici aveva confermato una prevalenza di maschi fra i figli delle femmine dominanti, ma aveva il limite di avere tracciato solo due generazioni. La nuova ricerca, durata diversi anni, ha invece una base di dati molto più ampia, facendo riferimento alle documentazioni dello zoo di San Diego, che hanno permesso ai ricercatori di ricostruire, risalendo indietro anche di 90 anni, gli alberi geneaologici dei discendenti di 1627 “nonne” e 703 “nonni” di 198 specie.
Dai dati è emerso che quando le femmine generano soprattutto figli maschi, questi ultimi hanno ciascuno 2,7 volte più figli di quanti ne abbiano i figli di madri che hanno generato un numero uguale di maschi e femmine.
I mammiferi possono determinare il sesso della prole?© Fotofeeling/Westend61/Corbis
Il meccanismo attraverso cui verrebbe operata la “scelta” non è chiaro, anche se si è ipotizzato che possa sfruttare piccole differenze nella forma degli spermatozoi portatori di un cromosoma sessuale maschile o femminile.
Anche se occorreranno altri studi per dare maggiore sostegno alla teoria, osserva Joseph Garner, uno degli autori della nuova ricerca, alcuni studi inducono a sospettare che qualcosa di simile possa valere anche per l’essere umano, che adeguerebbe il rapporto dei sessi nella prole in risposta a stimoli sociali. Nelle società poligame, spiega Garner, la moglie di più alto livello ha probabilità maggiori di avere un figlio maschio rispetto a una moglie di rango inferiore, e uno studio su 400 miliardari statunitensi pubblicato nel 2013 ha scoperto che essi avevano più probabilità di avere figli maschi che figlie.

“Ci piace pensare alla riproduzione come a qualcosa in cui i maschi competono per le femmine, in diligente attesa del vincitore”, conclude Garner. “Ma le femmine investono molto più rispetto ai maschi, e prendono decisioni altamente strategiche sulla loro riproduzione in base all’ambiente, alla propria condizione e alla qualità del loro compagno. Sorprendentemente, la femmina in qualche modo accoglie lo sperma che produrrà il sesso più utile ai suoi interessi.”
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