L’Isola

Ha scritto Alessia Niccolucci, il

casa-isolataL’Isola è una tecnica di guerra sociale e funziona così. Il rivale che ci si presenta lo si isola, lo si lascia solo, come accade nei branchi con i membri malati o feriti.

Ma quella persona non è malata né ferita, solo è pericolosa per i desideri di chi decide di ucciderlo socialmente.

Facciamo esempi semplici.

In un gruppo di amici: accade che la ragazza fidanzata col fighetto del gruppo; la donna sposata con lo scapolo d’oro della comitiva; il nuovo arrivato che non cade ai piedi della femmina dominante della cricca. Non la si invita, non la si saluta, la si tollera con sufficienza, non gli si rivolge la parola, non si dà peso alle sue parole, la si denigra o annienta in sua assenza. La si ignora. Non c’è scampo per quella persona, nessuno scampo. E si creano occasioni per suscitarle contro gelosie e rivalità, a costo di mentire.

In famiglia: essere i più amati è prerogativa dei nevrotici e se qualcuno ci ruba la scena, la frustrazione diventa intollerabile. La tecnica è identica e non importa che si tratti di una cognata, di una sorella o di un genero: si cerca ossessivamente l’attenzione del resto della famiglia, li si lusinga o li si cerca e se qualcuno di loro condivide l’antipatia lo si idolatra e invita ad ogni occasione in cui è presente l’odiato rivale inconsapevole. E si creano occasioni per suscitarle contro gelosie e rivalità, a costo di mentire.

(AP Photo/Hermann J. Knippertz) ---   (AP Photo/Hermann J. Knippertz)

Nel luogo di lavoro: sembrerebbe il luogo preferito per fare del bel mobbing contro il rivale, colpevole di meriti o considerato pericolooa poichè mette a rischio gli interessi o i privilegi acquisiti di alcuni; o perchè non allineato con certi giochetti irregolari; o perchè difficile da gestire da parte di chi è abituato a farlo con chiunque. Calunnie e isolamento. Non sarà invitata alla pausa caffè, nè a trascorrere insieme il tempo libero degli orari di lavoro, nè alle occasioni di incontro tra colleghi fuori dal luogo di lavoro. E si creano occasioni per suscitarle contro gelosie e rivalità, a costo di mentire.

La si isola, la si uccide socialmente, la si scaccia dal territorio,la si ignora come essere umano e si cerca di toglierle ogni prerogativa di accoglienza, amicizia, successo. E si creano occasioni per suscitarle contro gelosie e rivalità, a costo di mentire.

Come ci si difende da questa pratica primitiva e animalesca? Questa pratica da branco? Questa modalità che privilegia la parte istintiva, sucitandola contro l’odiato rivale. La bestia, il bullo, il cattivo vince. Perchè ciò che ci unisce è che tutti abbiamo gli istinti, mentre ciò che ci distingue gli uni dagli altri, sono le parti spirituali e razionali. I bulli son maghi o fattucchiere, che sanno, come nelle favole, suscitare o dominare le pulsioni primitive del gruppo: che sia una compagnia d’amici, una famiglia o uno staff di lavoro.

E come si fa, dunque, a disinnescare il sisitema? Premesso che il bullo o la megera non sembrano spesso ciò che sono, e che hanno potere su di noi: o perchè ci influenzano o perchè temiamo di subire la stessa sorte di chi gli si oppone, di chi non li compiace.

Dato per scontato che ne valga la pena e che teniamo la gruppo che ci isola, è necessario fare delle riflessioni a monte. Ossia, comprendere cosa di noi gli fa paura, cosa siamo o sappiamo o potremmo fare che la spaventa e che vuole assolutamente evitare.

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Compreso?

Non funziona la condiscendenza, ma la linea dura. Essere se stessi, proprio nel senso che non tollerano. Essere vincenti proprio nel senso che li rende insicuri e giocare con attenzione. Un detto recita che i cattivi vincono sempre perchè barano, mentre i buoni son costretti a seguire le regole. Eppure, le regole le seguono quelli che non hanno bisogno di barare perchè hanno le carte vincenti: solo che spesso non lo sanno.

Scoprite le vostre carte e giocatele senza paura. Un proverbio mussulmano ci ricorda che nella vita incontriamo 9 guide: 3 sono amori, 3 maestri e 3 sono nemici. Il nemico è quel muro che è anche in noi e che dobbiamo superare. O,semplicemente, abbattere, per essere liberi di essere felici.

Buon Natale, finalmente.!

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Alessia Niccolucci Sono una scrittrice e un'insegnante
Scrivo romanzi, poesie, articoli da sempre e insegno a Roma. Ma considero la mia casa la Toscana da dove provengo. Vorrei dire di più ma è già tutto sul mio sito.
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